In genere ogni articolo dedicato alla figura del papà comincia con qualcosa come: “Un tempo non gli era concessa la sala parto, ora ha l’incredibile opportunità di sostenere la propria compagna durante il travaglio e la nascita del bimbo”.

Tutto verissimo. In effetti la figura paterna, negli ultimi cinquant’anni, si è evoluta e rimodellata con la società: fino a qualche anno fa nel parto era considerata inutile e impotente; mentre i papà di oggi sono molto partecipi all’evento nascita e a tutte le sue sfumature.

papàI dati Istat ci confermano che a livello nazionale la presenza dei papà nelle sale parto è pari al 59,5%. Ci sono delle differenze significative tra Nord e Sud Italia: nel primo caso si toccano picchi dell’81,7%, mentre man mano che si scende lungo lo stivale, la percentuale cala, fino a raggiungere il 28,3% in Campania e il 26,8% in Puglia.

Questo dimostra quanto la figura del padre al momento del parto sia un fenomeno recente, ma in crescita.

Tant’è vero che quando incontriamo un futuro padre, è spontaneo chiedergli “sei pronto per la sala parto?”, dando per scontato che per stare al fianco della sua donna varcherà con coraggio la soglia di uno dei luoghi più misteriosi del mondo, senza pensarci due volte.

Ma è davvero così per tutti? O a forzare la mano a volte entra in gioco una certa pressione sociale? Non è forse vero che se un padre ci racconta di non voler assistere alla nascita del figlio, tendiamo a considerarlo negativamente? C’è ancora la possibilità di scegliere? Ormai si tratta di una non-scelta, ma non dobbiamo dimenticarci che oltre alla mamma e al bambino, anche il papà deve avere i propri diritti.

Un padre, entrando nel campo prevalentemente femminile dell’ostetricia, può giocarsi due ruoli (che dipendono dagli operatori sanitari presenti, e in parte da lui):

– Lo spettatore: è presente in sala parto, ma la sua inutilità viene rimarcata dalle decisioni prese da chi gli sta intorno, mettendolo in disparte. La presenza quindi è solo fisica, lasciandogli addosso un senso di impotenza in un momento di grande pathos e, talvolta, agitazione.

– Il padre partecipe: sostiene attivamente la compagna, insieme a lei prende decisioni e accoglie il bambino. Per far questo, deve esserci un ambiente favorevole, con un personale ospedaliero accogliente; deve potersi sentire utile, vivendo l’esperienza da protagonista. L’ostetrica ha un ruolo fondamentale: deve promuovere una buona comunicazione tra operatori e genitori, sostenendoli con discrezione.

papàQuindi non è rilevante tanto la presenza/assenza, quanto la condivisione consapevole dell’evento nascita. Se un padre non se la sente proprio di entrare in sala parto, e per lui è un sentimento troppo forte da affrontare, può discuterne con la propria compagna per arrivare ad una soluzione. Il padre partecipe lo è anche nel momento in cui comprende che per il bene della donna e del bambino, è meglio non forzarsi e affidare il sostegno in sala parto ad un’altra persona.

Ad ogni modo, è quanto mai opportuno, nell’accompagnamento alla nascita, dare spazio e voce alla coppia: non solo alla madre, ma anche al padre. L’ascolto, l’attenzione e l’orientamento emotivo devono essere presenti all’interno della coppia, e all’interno del percorso nascita. Ogni corso di preparazione al parto dovrebbe essere accessibile anche ai papà, per dar loro modo di orientarsi e dare risposte ai tanti dubbi che sorgono in questo periodo speciale.

Questo è un concetto fondamentale che vogliamo trasmettere a tutti i futuri genitori, e anche agli operatori che assistono alla nascita: non bisogna sottovalutare la potenza della coppia consapevole, che sceglie di affrontare il travaglio insieme, in un modo o nell’altro. Si tratta della cosiddetta potenza ecologica: l’uomo si prende cura del bambino prendendosi cura della madre, la quale si prende cura del bambino.

Un meccanismo che comincia già dal concepimento, prosegue per tutta la gravidanza, il parto e il dopo nascita.

papàConcludiamo quindi con una citazione dell’ostetrica Verena Schmid: “Il ruolo del padre deve essere quello che il padre si sceglie. Quello che corrisponde alla modalità relazionale della coppia. Quello del partner affettivo della donna. Quello del padre che aspetta il suo bambino. Non quello del ‘piccolo assistente’. Non quello dello spettatore. Non quello che ‘parla con i medici’. Non quello del difensore da pratiche ostetriche che non conosce”.

Allora, care mamme e papà, che la forza di prendere decisioni insieme sia con voi! L’enorme potenziale maschile nella gravidanza, nel parto e nel dopo nascita va coltivato, per vivere serenamente e con gioia l’arrivo del bambino.

[hr]

 

Riferimenti

– http://www.epicentro.iss.it/problemi/percorso-nascita/istat-gravidanza.pdf;

– V. Schmid, Apprendere la maternità, Apogeo Ed., 2011;

– A. Volta, Mi è nato un papà, Urra Ed., Milano, 2010;

– D&D, Scuola Elementale di Arte Ostetrica, Padri sì – padri no, settembre 2015.