Qual è l’aspetto più importante da rispettare per far crescere il bimbo in armonia?

Non sono passati molti anni da quando si pensava che il bambino nella sua vita intrauterina fosse solo un’appendice del corpo della madre: una piccola presenza senza coscienza di sé e di quello che gli sta intorno. Persino nei suoi primi mesi di vita non veniva considerato come persona attiva.

Paradossalmente, in contrapposizione a questa tesi si affiancava anche l’idea che il neonato già dai primi giorni di vita fosse “furbo”, ovvero in grado di piangere per manipolare l’adulto, per soddisfare vizi e capricci. “Non prenderlo in braccio ogni volta che piange, altrimenti si vizia!”: la classica sentenza che ancora oggi mette in crisi genitori e – di conseguenza – bimbi.

Lo sviluppo della tecnologia e l’aumentare degli studi scientifici negli ultimi anni hanno stravolto completamente queste idee, facendo chiarezza sulle competenze del bambino dal concepimento ai primi anni di vita.

sviluppo cerebrale neonatoOggi sappiamo bene, ad esempio, che già durante la gravidanza il feto sviluppa diverse capacità: sa ascoltare e riconoscere la voce di mamma e papà, sperimenta il gusto dei cibi consumati dalla madre, si muove e si ferma anche in relazione agli stimoli esterni che riceve. Quando nasce, quindi, il bambino ha già conosciuto una vita emotiva propria.

Allan Shore, neuropsicoanalista, membro del Dipartimento di Psichiatri e della Scienza del Comportamento alla Geffen School of Medicine, ha il merito di aver integrato le neuroscienze con le altre discipline che studiano la nascita e con la psicologia dello sviluppo.

Questo autore ha sviluppato una teoria fondamentale, secondo cui lo sviluppo cerebrale del bambino è strettamente correlato alla relazione genitori-bambino: “Il cervello passa dai 400 grammi alla nascita fino agli oltre 1000 grammi all’età di dodici mesi; in nessun altro periodo della vita cresce in modo così rapido. Tutto ciò accade tra il primo trimestre di gravidanza e il secondo anno di vita. La crescita è determinata da qualcosa di più di un semplice programma genetico: nei primi due anni di vita sono i fattori ambientali che danno un notevole contributo mediante la relazione madre/bambino”.

sviluppo cerebrale neonatoLa massa cerebrale è caratterizzata da emisferi: l’emisfero sinistro, che è considerato dominante nell’adulto, si può definire la parte razionale, pratica, logica, lineare, analitica e matematica delle persone ed è la sede del linguaggio verbale; l’emisfero destro caratterizza la parte emotiva, creativa, intuitiva, olistica, immaginativa della persona ed è la sede del linguaggio non verbale. Shore spiega anche l’importanza di studiare il ruolo dell’emisfero destro del cervello fin dall’epoca fetale: infatti è l’emisfero che matura per primo, è più connesso al corpo ed è dominante nei primi tre anni di vita. Quindi tutte le esperienze precoci relative alla relazione mamma/bambino sono impresse nella sua memoria.

Queste affermazioni sono di fondamentale importanza per capire la ragione per cui i neonati e i bambini fino a tre anni hanno necessità che si riconoscano i loro bisogni emotivi e di rassicurazione: servono per la maturazione del cervello.

Anche Sue Gerhardt (psicoanalista tedesco) afferma: “Quando i genitori reagiscono ai segnali dei loro bambini, stanno partecipando a molti importanti processi biologici. Stanno favorendo la maturazione del sistema nervoso del sviluppo cerebrale neonatobambino in modo che non venga sopraffatto dallo stress. Stanno favorendo il consolidamento delle catene dei bioaminoacidi a un livello moderato. Stanno contribuendo alla costituzione di un sistema immunitario robusto e di una buona capacità di reagire allo stress. Stanno anche favorendo la costruzione della corteccia prefrontale del bambino e la sua capacità di conservare informazioni, riflettere sui sentimenti, trattenere gli impulsi che saranno parte vitale della sua futura capacità di comportarsi socialmente”. Ecco perché non si può pensare alla nascita o ai primi mesi come a un periodo in cui si deve insegnare al bambino a “ragionare” o imparare razionalmente un metodo. Non si può applicare un modello adulto a un bambino il cui cervello è una struttura in crescita e in trasformazione continua grazie alle relazioni affettive e ambientali che lo circondano. Non serve allenare il bambino all’indipendenza né di giorno né di notte, serve essere presenti per lui, toccarlo, allattarlo, parlargli e rassicurarlo.

L’importante è tenere presente che il bambino cerca di comunicare sempre come può, non sfida, non è furbo e non è in malafede; è competente, chiede quello che gli serve per crescere e sarà normale per lui aumentare la sua indipendenza sviluppo cerebrale neonatoin modo spontaneo a partire dalla pronta riposta che gli adulti daranno ai suoi bisogni primari. Nei primi tre anni di vita del bambino il suo sistema neurologico è estremamente flessibile e ricettivo: solo nel primo anno di vita il bimbo sviluppa circa il 75 % dei collegamenti fra le cellule del suo sistema nervoso. Tutti i messaggi che gli arrivano sono di tipo sensoriale, cioè affluiscono direttamente al cervello. Se consideriamo i bisogni affettivi dei bambini e gli studi antropologici (i quali indicano i tre anni come l’età in cui i bambini raggiungono spontaneamente la maturità cerebrale sufficiente per essere maggiormente autonomi), si può indicare con precisione che prima di quell’età i bambini hanno bisogno di essere dipendenti dalla propria madre per crescere in armonia con i principi della fisiologia.

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Bibliografia:

Schore A., La neuroscienza dello sviluppo e la teoria dell’attaccamento;

Bortolotti Alessandra, E se poi prende il vizio? Pregiudizi culturali e bisogni irrinunciabili dei nostri bambini;

Bowlby, J., Una base sicura. Applicazioni cliniche della teoria dell’attaccamento.