“Ascolta la musica classica in gravidanza: tuo figlio diventerà più intelligente”. Negli ultimi anni si è fatta strada questa credenza, che è entrata un po’ nell’ottica comune delle donne. Più in generale, si dice che ascoltare musica in gravidanza può far bene: ma a chi? E perché? Che tipo di musica? È una leggenda o ci sono studi scientifici al riguardo? E dopo la gravidanza come reagisce il bambino alla musica? Un bel po’ di domande.

musica gravidanzaCominciamo sempre dalle origini: lo sviluppo embrionale e fetale. L’apparato uditivo inizia a formarsi già all’ottava settimana di gravidanza. All’inizio è molto rudimentale, certo, ma si sviluppa rapidamente; già dal quinto mese infatti il bambino inizia a percepire, attraverso le vibrazioni del liquido amniotico in cui è immerso, i primi suoni. Continuerà a perfezionare l’apparato uditivo fino all’ottavo mese, stimolato dai continui rumori che si percepiscono dall’ambiente uterino: i movimenti intestinali, il cuore, il flusso del sangue e la voce della mamma. Anche i suoni provenienti dall’ambiente esterno rendono il feto sempre in ascolto. Tutti questi stimoli già prima di nascere sono direttamente coinvolti nel favorire lo sviluppo armonico del cervello del bambino, iniziano a plasmarlo e continueranno a farlo per tutta l’età evolutiva.

“In principio era il suono, e il suono era presso la madre, e il suono era la madre” (F. Fornari). Per i bambini non c’è musica migliore e più rassicurante della voce della mamma. Per loro la madre è un suono, nel senso che è proprio attraverso il suono che ne può fare esperienza diretta. È stato molto enfatizzato il rumore del battito cardiaco, ma questo essendo “bianco” (cioè costante e sempre uguale) probabilmente è percepito nel momento in cui sparisce (quindi subito dopo la nascita); è sicuramente più interessante il rumore del respiro materno, variabile e simile alla risacca sulla spiaggia; ma il concerto viene dai suoni degli organi addominali connessi alle numerose funzioni materne: alimentazione, digestione, evacuazione (nelle ultime settimane la testa del feto è separata dalla vescica e dal retto materni soltanto dalla sottile parete dell’utero). Su questo ricco sfondo sonoro si inserisce la vera musica: la voce della mamma. Questa arriva al feto direttamente dall’interno, propagandosi attraverso gli organi, in particolare l’apparato scheletrico; dalla laringe la voce scende lungo la colonna vertebrale e giunge al bacino che funge da cassa di risonanza (anche il movimento del diaframma, direttamente collegato con l’emissione del suono soprattutto durante il canto, è in grado di produrre variazioni pressorie addominali percepibili dal feto).

Nel corso della gravidanza i suoni vengono filtrati dal liquido amniotico che li trasforma in vibrazione; questo provoca un effetto di filtro sui suoni acuti, mentre vengono mantenuti quasi inalterati i suoni gravi. Quindi il feto dimostra maggiore interesse per le basse frequenze; diciamo che ad un concerto sentirà meglio violoncello e contrabbasso, un po’ meno violini e flauti.

Interessanti sono anche i numerosi studi che hanno dimostrato la capacità del feto di riconoscere un brano musicale o un testo letto ad alta voce dopo un ascolto ripetuto nell’ultimo trimestre di gravidanza (Quaderni dell’Associazione Culturale Pediatri, 2010). Con queste ricerche è stato possibile documentare una preferenza per la voce femminile, soprattutto se cantata (nel liquido la voce cantata subisce una minore deformazione, mantenendo intonazione e ritmo); uno studio recente ha evidenziato la capacità nel feto (dopo le 33 settimane di gestazione) di distinguere la voce della propria madre rispetto a una voce femminile estranea e di riconoscere la lingua “madre” rispetto a un altro idioma.

Inizialmente la parola è suono e il suono è il linguaggio, pertanto fin dalla gravidanza, attraverso la voce e il canto, è possibile favorire una comunicazione tra la madre e il bambino. Anche l’ascolto della musica deve essere favorito: quello che ascolta la madre lo ascolta anche il suo piccolo. (A. Volta, “In principio era il suono”).

Quindi certamente la musica durante musica gravidanzala gravidanza favorisce lo sviluppo del sistema nervoso del bimbo. Quale musica? Di qualsiasi tipo, non solo classica. Un aspetto curioso e interessante è che se si ascolta un determinato genere di musica per tutta la gravidanza e lo si ripropone al bambino una volta nato, è in grado di riconoscerla. Si è visto che le canzoni più ascoltate in gravidanza hanno un effetto rassicurante e calmante sui neonati. Uno studio afferma inoltre che per i bimbi, la musica, oltre che a tranquillizzare, migliora l’ossigenazione, stabilizza i segni vitali, favorisce l’aumento di peso corporeo e riduce la sensazione di dolore (Hollins Martin CJ, 2014).

La scienza e la ricerca ci aiutano quindi a capire come un aspetto sociale, culturale, emotivo e creativo come la musica sia in realtà parte integrante della natura umana, un’amica che ci segue dall’inizio della nostra esistenza, che offre un prezioso aiuto, ed è patrimonio di tutti.

*Per saperne di più, visita il sito www.natiperlamusica.it