La ciclicità femminile scandisce il ritmo del tempo e della vita di ogni donna. Il menarca, ovvero le prime mestruazioni, segnano un cambiamento e una rivoluzione del corpo e del vissuto di sé talmente potenti da ripetersi solo al tramonto della fertilità, con la menopausa. Due estremi dello stesso filo vitale; un filo che si sviluppa in cicli e arricchito, a seconda della donna, da gravidanze e maternità.

menopausaUna corsa mensile che si ripete anno dopo anno, un rituale del nostro corpo che viene sperimentato per un tempo lunghissimo, ben accetto o mal vissuto, atteso con ansia o non richiesto. Quando tutto questo enorme ciclo si conclude, il cambiamento e la metamorfosi sono così forti da risultare spesso difficili da digerire.

Bisogna ricordare, però, che come il menarca, la gravidanza e il parto, anche la menopausa è una tappa fondamentale da raggiungere e vivere. Non significa perdita, ma trasformazione.

Si tratta di un fenomeno fisiologico del tutto naturale, non è una malattia. Non è da medicalizzare, non segna l’inizio della vecchiaia. Il tramonto della fertilità non è il tramonto della vita, ma l’alba di qualcosa di nuovo e ricco di risorse ed energie. Oggigiorno, infatti, la donna vive un terzo della propria vita in menopausa: circa trent’anni, dunque.

Ma cos’è di preciso? Tra i 45 e i 55 anni avviene la cessazione del ciclo mensile che porta alla produzione dell’ovulo (gamete femminile che, se fecondato dallo spermatozoo, può portare ad una nuova gravidanza).

Ogni donna ha un numero limitato di cellule che possono diventare ovuli maturi. Dal menarca in poi, circa una volta al mese viene prodotto un ovulo, grazie a determinate onde ormonali.

Durante la premenopausa, cioè il periodomenopausa che precede la cessazione dei cicli, l’ovulazione non avviene tutti i mesi e le mestruazioni possono diradarsi o cambiare di qualità. Pian piano l’assetto ormonale cambia, le “onde” che erano presenti prima ora si modificano, riducendo la quantità di progesterone ed estrogeni. Come conseguenza di questo cambiamento, possono manifestarsi alcuni disturbi associati (così come, con gli ormoni della gravidanza, la donna sperimenta alcuni “effetti collaterali”).

Alcuni di questi disturbi sono ben conosciuti: le classiche vampate di calore, l’oscillazione dell’umore, l’irritabilità e il nervosismo, l’insonnia, il gonfiore, la secchezza della cute e per alcune anche cistiti ricorrenti.

Tutti questi segnali di cambiamento portano spesso a pensare che la vecchiaia sia dietro l’angolo; cosa che la società di oggi, votata alla bellezza e al valore dell’immagine, non può di certo accettare. I media ci dimostrano bene come molte donne dello spettacolo (e non), sentendo aria di trasformazioni, si appellano alla chirurgia estetica per combattere i segni dell’età.

Ma forse accettare il passare del tempo significa valorizzarlo e trovare in esso un significato: le donne sanno che il corpo può cambiare profondamente e poi tornare ad un nuovo equilibrio, e la gravidanza ne è stata la prova più impegnativa.

Solo accettando la menopausa possiamo cogliere l’enorme potenziale che l’arte della vita ci offre in questo periodo: in tal modo allora la menopausa diventa una chance, una fase con proprie leggi e princìpi e non l’anticamera della vecchiaia, della decadenza fisica e psicointellettiva.

[hr]

Bibliografia:

– “Menopausa felice” di C. Northrup;

– “Luna rossa” di M. Gray;

– “La danza delle grandi madri” di C. P. Estès.