Se si è abituate all’aperitivo del venerdì sera o a qualche bicchiere di vino durante i pasti, può considerarsi un sacrificio dover rinunciare all’alcol durante la gravidanza. Molte donne infatti chiedono all’ostetrica e al ginecologo se è davvero necessario evitare in tutto e per tutto le sostanze alcoliche. Un goccio di vino durante i pasti? Un bicchierino durante le feste, per stare in compagnia? Che male possono fare?

Purtroppo le risposte date dai professionisti a queste domande non sono sempre uniformi: gli studi a disposizione sull’alcol e la gravidanza non danno risultati certi, soprattutto per quanto riguarda bassi consumi di sostanze alcoliche. Inoltre, anche tra i professionisti non vi è una profonda conoscenza su quali siano gli effetti dell’alcol sul feto; per questo motivo, probabilmente, le informazioni che passano alle donne spesso si basano su un’opinione personale più che su un’evidenza scientifica, lasciando la società sempre confusa sulla questione. Non si hanno mai le idee chiare. Di frequente quindi si sente dire alle future mamme: “Ma sì, un bicchierino ogni tanto non può far male”.

A chi dobbiamo dar retta per capire come comportarci?

Per vederci chiaro, facciamo un passo indietro e osserviamo come si comporta normalmente l’organismo umano nei confronti dell’alcol: il 90-95% della quantità di alcol assunta è metabolizzato a livello epatico, la rimanente parte a livello del tratto digerente, in particolare dello stomaco, del rene, dei polmoni e dei muscoli (Norberg A, et al., 2003). Nella donna la quantità di alcol metabolizzato nello stomaco è in genere quattro volte inferiore a quella dell’uomo, per caratteristiche di genere e per la presenza di quantità più basse dello stesso enzima che metabolizza l’alcol. Nelle donne, dunque, il fegato viene raggiunto da una maggior proporzione di alcol ingerito. In poche parole, se un uomo e una donna bevono la stessa quantità di alcolici, nel sangue della donna sarà sempre presente più alcol rispetto a quello dell’uomo. Quindi, per questa lentezza biologica di digestione dell’alcol nella donna, durante la gravidanza il rischio di causare danni al feto è presente anche per piccole quantità di alcol assunte.

L’alcol infatti è in grado di attraversare la placenta e arrivare al feto: può indurre uno sviluppo anomalo di tessuti e organi del bambino sin dal concepimento e per tutto il periodo della gravidanza. È di fondamentale importanza dunque capire il peso che l’alcol ha nei confronti del bimbo: bastano poche quantità per interferire sulla sua crescita. Può determinare infatti un insieme di disabilità fisiche e mentali con diverse manifestazioni e livelli di gravità, denominato Disturbo dello spettro fetale alcolico (Fetal Alcohol Spectrum Disorder/s, Fasd). Oltre a questo, l’alcol è associato a infertilità, aborti spontanei, parti pre-termine, basso peso alla nascita, morte perinatale, e la temutissima morte improvvisa del neonato (SIDS).

In alcuni casi, i danni possono manifestarsi a distanza di tempo: l’assunzione di alcol in gravidanza è associata a problemi cognitivi e comportamentali del bambino. Bere anche poche quantità alcoliche al giorno può portare allo sviluppo nel bambino di disturbi dell’attenzione, di apprendimento e della crescita socio-emozionale.

Anche con l’allattamento la storia non cambia molto: le unità alcoliche si mischiano al latte materno, passando quindi poi nell’alimentazione del neonato, con conseguenti danni. Durante il periodo dell’allattamento è necessario far passare almeno quattro ore dopo aver assunto sostanze alcoliche, prima di far poppare il piccolo (lasso di tempo piuttosto difficile da rispettare, soprattutto nei primissimi mesi).

Evitare al 100% l’assunzione di alcol durante la gravidanza significa prendersi cura della salute del piccolo sin dal concepimento, e permettergli di crescere e svilupparsi al meglio, per prepararsi in serenità alla vita.

*Link utili per approfondire l’argomento: genitori più, meno alcol più gusto, ministero della salute.